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Expo 2015: il Padiglione Italia

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Alle nostre spalle una lunga teorie di padiglioni, tutti differenti fra di loro, che fiancheggiano per quasi un chilometro su entrambi i lati il decumano. Davanti a noi, all’incrocio con il cardo, si apre uno spazio quadrato di oltre 70 metri di lato. Giriamo a sinistra in direzione di Palazzo Italia. All’improvviso qualcosa cambia: gli edifici si fanno più omogenei fra loro, accomunati nell’aspetto da una trama di ispirazione “vegetale” che li ricopre. Nel sistema di teli colorati e tesi sopra alla nostra testa e che ci accompagna fin dall’inizio, si aprono ampi spiragli triangolari attraverso i quali si intravede in fondo la sagoma imponente di un edificio: è Palazzo Italia. La sua pelle in cemento è più piena verso terra e si fa via via più rarefatta salendo, fino a diventare una sorta di kirigami trasparente che si confonde con il grigio cielo milanese. La trama è inequivocabilmente quella di una foresta urbana i cui rami si intrecciano verso l’alto.
Infilarsi attraverso i tronchi alla base per entrare è la naturale risposta ad un implicito invito. Dentro lo spazio ricorda in qualche modo una piazza della tradizione italiana più che l’interno di un edificio. Forse anche per via del vetro che sopra le nostre teste ci separa dal cielo.
La percezione di unicità che all’esterno era data dalla cemento lavorato, all’interno si fa più complessa e le trasparenze in parte si sovrappongono alle opacità rendendo questo spazio rarefatto e multiforme.
La struttura organizzativa del padiglione è subito chiara nonostante la complessità delle trame materiali e gli incroci dei percorsi. I quattro blocchi funzionali, espositivo, eventi, uffici, spazi istituzionali sono in relazione fra loro attraverso un sistema di collegamenti e percorsi che ne consente sia l’utilizzo separato, sia una fruizione continua. Una logica che pensa anche al futuro edificio potenzialmente multifunzionale che domani potrebbe sostituire nell’uso il ruolo istituzionale ricoperto durante l’Esposizione Universale.
Pur essendo ora all’interno quella che respiriamo sembra l’atmosfera di uno spazio aperto.
I movimenti naturali dell’aria, favoriti e controllati attraverso il disegno dei volumi e le scelte tecnologiche, hanno evitato che il calore si accumuli sotto le vetrate della copertura. Un problema che in pianura, in questa stagione e con questa umidità, rende spesso l’atmosfera milanese insopportabile.
Sono da poco trascorse le 22. Gli addetti ai vari padiglioni stanno completando le operazioni di controllo e chiusura degli spazi. La manifestazione è stata inaugurata solo pochi giorni fa, e l’impaccio con il quale il personale lavora al riordino serale dei padiglioni presto verrà superato da una consuetudine che via via si consoliderà nei sei mesi in cui si articolerà la manifestazione.
Alla fine, quando questi movimenti di queste operazioni saranno diventati automatici, questo straordinario momento avrà fine e molti di questi edifici saranno destinati a essere rimossi.
Così non sarà per Palazzo Italia, che rimarrà, insieme a tutti i manufatti del cardo, in dote a Milano e al suo hinterland.

Paolo Righetti

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