SmartPost

#07 Dall’architetto-eroe all’architetto corale

OSArc_1_PietroLeoni
© Pietro Leoni

In principio fu l’architettura vernacolare. L’isola di Procida, i villaggi dei Batak, i rifugi montani dei Walser, le chaumières bretoni dai tetti di paglia – il risultato è sempre stato quello di un processo autoregolantesi di variazione e ripetizione, così come lo descrive Bernard Rudofsky nel suo classico ‘Architettura senza architetti’. Poi giunse l’architetto, come un Prometeo moderno, con il suo impulso a plasmare e a controllare tutti gli spazi della vita umana. Questa ambizione ha caratterizzato la maggior parte dell’architettura del XX secolo, a partire dall’apoteosi del modernismo. Ma può oggi emergere un nuovo approccio, prendendo le mosse da Internet e dai nuovi paradigmi di collaborazione online? È questa l’idea alla base del pamphletArchitettura Open Source’, pubblicato questa settimana da Einaudi e l’anno prossimo da Thames and Hudson – un ‘open work’ scritto da Carlo Ratti e Matthew Claudel in collaborazione con altri quattordici eminenti autori. Architettura Open Source delinea l’emergere della figura di un “architetto corale”, che attinge a strumenti partecipativi per dare forma alle idee attraverso un processo collaborativo. Riuscirà l’architetto del XX secolo ad abbandonare infine i suoi attrezzi da demiurgo per iniziare a creare nuove armonie collettive?

SmartPost | le idee di oggi per le città di domani | a cura di Carlo Ratti Associati

Facebook carlorattiassociati | Twitter @crassociati | Hashtag #smartpost | pr@carloratti.com | www.carloratti.com

Previous post

Casamorandi, laboratorio per professionisti

Next post

Redline, la corte interna diventa paesaggio