Cellophane

#09 Foto/Industria Bologna ’15. Una combinazione di dettagli e simpatie

La Biennale Foto/Industria Bologna ’15 ha certamente contribuito a migliorare la nostra capacità di sguardo.
Che poi, era pure l’aspirazione di François Hébel, il direttore artistico di questo incredibile Festival internazionale di fotografia allestito in undici sedi storiche e visibile ancora, purtroppo solo in parte, fino al 10 gennaio 2016 presso la Fondazione Mast.

Il mondo del lavoro in tutte le sue forme e in particolare la produzione industriale dalla creazione al riciclaggio è il tema che ha raccolto 11 ‘produttori’ di visioni e restituito l’unicità di codici differenti sotto forma(to) di merce pregiata.

Ma poiché questa è una rubrica che non si sottrae al magnete della simpatia, agirò di preferenza proponendo i lavori di due soli fotografi, tanto vicini quanto lontani. Gli artificiali scenari postapocalittici dell’uno, l’iperrealtà indifferenziata dell’altro e l’attitudine condivisa di basarsi su un procedimento analitico per sintetizzare la frenesia della produzione su scale diverse.

David LaChapelle – Land Scape, Castle Rock, 2013
David LaChapelle – Land Scape, Castle Rock, 2013 – © David LaChapelle, Courtesy Galerie Daniel Templon Paris/ Brussels
Hong Hao, Contabilità 07 B, 2008
Hong Hao, Contabilità 07 B, 2008 © Hong Hao Courtesy Pace Beijing

Da una parte David LaChapelle con le serie Land Scape e Gas Station ricostruisce, attraverso coloratissime maquette di scarti, infrastrutture glitterate della produzione e distribuzione del petrolio, e dall’altra Hong Hao documenta ne Le mie Cose e Fondi l’evoluzione delle abitudini dei consumatori cinesi scansionando compulsivamente oggetti raccolti per categorie merceologiche o secondo un principio ordinatore più astratto.

In comune, oltre alla parentela industriale che le lega alla “post production”, le fotografie di entrambi colpiscono l’osservatore per il dettaglio, per quello che non ci si stanca mai di cercare, o per il tutto, di cui non ci si accontenta.

David LaChapelle - foto allestimento presso Pinacoteca Nazionale di Bologna
David LaChapelle – foto allestimento presso Pinacoteca Nazionale di Bologna

Un’ambiguità che David LaChapelle favorisce con la distanza rispetto al punto di osservazione per sedurre e confondere.
Nel caso di Land Scape, avvicinandosi alle credibilissime Refineries, con le ciminiere torreggianti che soffiano armate di fumo nel cielo variabilmente elettrico facendole addirittura sembrare funzionanti, si riconoscono l’ambiente a scala umana (deserti o coste californiane) e i sottoprodotti riciclati di piccolo formato che imbastiscono il micromondo fittizio.

Cartoni delle uova, lattine, barattoli di minestra, cannucce, bigodini, bicchieri di plastica, componenti elettroniche di telefonia mobile: sono le parti di un mondo ecologicamente insostenibile da rincorrere e individuare in quel mirabolante ribollire immaginativo.

In generale, una critica luccicante e bellissima sulle conseguenze tutt’altro che magiche del sistema dipendente dal petrolio, che si avvale di una squadra di esperti in effetti speciali (direttamente dalla mecca del cinema) per l’incredibile lavoro di ricostruzione scenografica.

Cambiano i profili delle strutture, cambiano i set, e cambiano i cieli, ma le luci brillanti e sature accendono le composizioni con una traccia autoriale inequivocabile.

David LaChapelle – Distributore di benzina Exxon, 2012
David LaChapelle – Distributore di benzina Exxon, 2012 – © David LaChapelle, Courtesy Galerie Daniel Templon Paris/ Brussels

Sferzante è pure la vegetazione di una foresta pluviale hawaiana che fa da sfondo alle Gas Station e alle loro insegne al neon, dove LaChapelle gioca sull’effetto straniante collocando i distributori di benzina lontano dalla civiltà che rappresentano e li priva del loro ruolo per restituire invece alla natura una forza organica generativa e al contempo distruttiva.
Perché la vegetazione tropicale è fonte di combustibili fossili, ma ha anche il potere di divorare queste creazioni artificiali.

David LaChapelle - foto dell'allestimento presso Pinacoteca Nazionale di Bologna
David LaChapelle – foto dell’allestimento presso Pinacoteca Nazionale di Bologna

Sul piano delle relazioni, le fotografie di Hong Hao ‘avvicinano’ gli oggetti più disparati in una serialità bidimensionale potenzialmente infinita.

A partire dal 2001, il fotografo cinese inserisce nello scanner i prodotti consumati quotidianamente, un pezzo dopo l’altro. Poi, una volta  salvato i file in formato digitale, averli catalogati per forma, colore e tipologia, li accosta all’interno di complessi collage tematici di grande formato.

© Hong Hao. My Things n. 7, 2004. Courtesy Pace Beijing
© Hong Hao. My Things n. 7, 2004. Courtesy Pace Beijing
Hong Hao, My Things Bottom No. 4
Hong Hao, My Things Bottom No. 4 – foto dell’allestimento presso MAMbo di Bologna

Le composizioni esposte in occasione di Foto/Industria sono in tutto nove e testimoniano disposizioni e compatibilità formali differenti, dai dorsi dei libri d’arte che quasi si sovrappongono l’uno all’altro, allo sterminato repertorio propagandistico che ritrae Mao Zedong su documenti di partito come sul più improbabile souvenir.

Hong Hao, Red Re-Production, 2006
Hong Hao, Red Re-Production, 2006 – foto dell’allestimento presso il MAMbo di Bologna

Hong Hao, My Things No.5
Hong Hao, My Things No.5 – foto dell’allestimento presso il MAMbo do Bologna


Nonostante rimandi alle ‘sue cose’, il processo produttivo diventa qui una critica al consumismo, in chiave apparentemente impersonale perché appiattito dalla scansione elettronica, che si estende nella sequela di articoli più o meno indispensabili: bottoni, tappi, banconote, contenitori, confezioni di noodle, tubetti di salse e dentifrici, frutta esotica, preservativi, cibo per gatti, piselli al wasabi, ritagli di donne nude e frammenti sempre più minuti che richiedono molto più tempo della solita occhiata.

Precisazioni.
David LaChapelle è rappresentato dalla Galerie Daniel Templon, Parigi
Hong Hao è rappresentato da Pace Beijing Gallery

http://www.fotoindustria.it/mostre/

Cellophane | a cura di Antonella Mazzola

Cellophane | a cura di Antonella Mazzola

Una rubrica fotografica che conserva geografie urbane e sociali, tempi e pose, con l’impegno mensile di riportare l’eco (e talvolta l’umore) del loro essere-al-mondo.
antonella.mazzola@designcontext.net

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