riv 3.0

#69 Architetti digitali: un bilancio sulle esperienze all’estero

01-Progetto MX3DProgetto di MX3D.

02- progetto di Urbana Studio ©Rob LeyProgetto di Urbana Studio ©Rob Ley.

03-Progetto di Behnaz Farahi
Progetto di Behnaz Farahi.

GKR Picture
Progetto di Gramazio Kohler Research.

05-Progetto di Design Futures Lab
Progetto di Design Futures Lab

06-Progetto di Studio Roosegaarde
Progetto di Studio Roosegaarde

07-Progetto di Scandinavian Design Group @James Fox
Progetto di Scandinavian Design Group @James Fox

08-Progetto di The Principals @ Walling McGarity Photography
Progetto di The Principals @ Walling McGarity Photography.

Responsive light environment
Progetto di Loop.pH.

10-Progetto di Future Cities Lab @Peter Prato
Progetto di Future Cities Lab @Peter Prato.

11-Progetto di Architectural Association School of Architecture @Carol Kan
Progetto di Architectural Association School of Architecture @Carol Kan.

12-Progetto di xxtralab design
Progetto di XXtralab design.

13-Progetto di Blacksheep
Progetto di Blacksheep.

14-Progetto di Potion
Progetto di Potion.

Il panorama delle esperienze straniere nell’architettura cosiddetta ‘digitale’ offre oramai una casistica particolarmente interessante per tracciare un primo bilancio, dopo quello sugli studi italiani.

Rispetto all’Italia, la ricerca appare ancora più sperimentale e audace in paesi come Olanda, Svizzera, Stati Uniti e Inghilterra. Il team olandese MX3D si spinge infatti fino a tentare di stampare un ponte in 3D nel centro di Amsterdam con un sistema additivo innovativo capace di utilizzare  metalli e resine a mezz’aria, senza necessità di strutture di supporto.

Lo sviluppo di ambienti che reagiscono all’esperienza umana sono l’altro focus della ricerca architettonica, non solo per allestimenti temporanei ma per veri e propri progetti a grande scala, come nel caso di Urbana Studio e della facciata principale del parcheggio nel nuovo Ospedale Eskenazi a Indianapolis con un paesaggio sintetico dinamico durante la giornata. Il tema della parete che respira ritorna nel progetto Breathing Wall 2.0 di Behnaz Farahi in cui viene studiata l’interazione tra l’ambiente e il corpo umano grazie al Leap Motion e al controllo con i movimenti naturali della mano e delle dita. Gramazio Kohler Research, all’interno dell’ETH di Zurigo, ha invece realizzato i primi prototipi a scala reale di Acoustic Brick Wall, un sistema avanzato di parete divisoria acustica ottenuto per fabbricazione robotizzata. La Biologia sintetica e il futuro degli ambienti viventi adattabili è il tema di studio di un altro gruppo di ricerca universitaria multidisciplinare, il Design Futures Lab presso la Drexel University di Philadelphia, che si è focalizzato su superfici dinamiche e intelligenti in grado di monitorare la qualità e la salubrità degli ambienti. Più mirato alla sostenibilità e alla riduzione dei consumi energetici, il progetto dello studio Roosegaarde Sustainable Dance Floor, la pista da discoteca che genera elettricità grazie al movimento del ballo. Il dinamismo delle superfici è effettivamente uno degli elementi fondanti della ricerca digitale e lo dimostra molto bene anche il progetto Breaking the Surface dello Scandinavian Design Group, una scultura cinetica posta a soffitto che si ispira al movimento della terra e dell’acqua.

Soffitti, muri, pavimenti non sono più gli stessi; ma anche i tessuti cambiano ‘pelle’, basti vedere il Cosmic Quilt dello studio The Principals, costituito da 3.000 elementi che interagiscono tra loro per creare un movimento fluido sensibile al passaggio e all’interazione dei visitatori, o il pizzo elettronico di Loop.pH.

Le stesse installazioni temporanee sono pensate come sistemi viventi: Light forest studiata da Architectural Association School of Architecture e Datagrove progettata da Futures Cities Lab si presentano come corpi tecnologici composti da parti cinetiche che alterano la percezione dello spazio quando attivate.

La ricerca sull’interfaccia digitale fonda invece i progetti per i ristoranti interattivi Inamo dello studio Blacksheep e MoJo iCuisine di XXtralab Design, dove i tavoli diventano grandi tablet su cui i clienti possono scegliere il menù, giocare, trovare servizi di ogni genere, modificare la ‘tovaglia’ virtuale, ecc. Con lo stesso principio è stata studiata l’installazione interattiva 100 Things To Do di Potion, in cui la lavagna tradizionale viene aggiornata e diventa esperienza di riflessione, gioco e socializzazione.

“Mentre il mondo si muove, dobbiamo muoverci insieme a lui”. L’esortazione dello Scandinavian Design Group ben sintetizza la spinta di tutti i team di lavoro alla creazione di scenari digitali, soluzioni interattive e approcci esperenziali, tutto finalizzato, in un giorno forse non troppo lontano, alla generazione di ecosistemi sempre più ‘viventi’.

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RIV 3.0 | ideata e curata da Elisa Montalti

Indaga la radicale trasformazione nel settore del design, dell’architettura e della cultura in generale grazie al web e allo sviluppo delle tecnologie innovative.
elisamontalti@hotmail.it

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