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#277: Incidental Space alla Biennale di Venezia

È giugno. È un anno pari. È tempo di Biennale d’Architettura di Venezia. È arrivato il momento della XV Biennale dal titolo (interessantissimo di per sé) ‘Reporting from the front‘.
Nei prossimi contributi di Pedice non mi dilungherò troppo sulla struttura generale della manifestazione internazionale. Non approfondirò il punto di vista dei curatori (complimenti, soprattutto, ai temi portati sotto i riflettori da TAMASSOCIATI all’interno del Padiglione Italia). Per raccontarvi alcuni degli ingredienti fondamentali della stessa ho deciso di condividere con voi micro-installazioni e micro-riflessioni che mi sono sembrate particolarmente raffinate ed inedite, lasciando a voi la libertà di criticarle in profondità. Oggi vi introduco (per questioni di spazio di questa rubrica) il lavoro di Christian Kerez (architetto e professore al Politecnico Federale di Zurigo) per il Padiglione Svizzero. ‘Incidental Space’ è uno spazio assolutamente non tecnologico e infrastrutturato. È un luogo dove nuove forme di “socialbility” vengono ospitate, alimentate ed agevolate senza l’accelerazione data da media ed algoritmi, touch o reti veloci.

pedice 277: Incidental Space, Christian Kerez, Swiss Pavillon, 15esima Biennale di Architettura di Venezia
Incidental Space, Christian Kerez, Swiss Pavillon, 15esima Biennale di Architettura di Venezia (http://www.swissinfo.ch).

Nessun programma funzionale, nessuna grande dimensione, solo una successione di micro-insenature in grado di alternare spazi più comodi ad altri maggiormente angusti, come se stessi attraversando una delle più affascinanti strutture naturali, le grotte o caverne, dove l’azione da compiervi dall’inerno viene definita dal tuo modo di ‘stare e agire’ non dall’architettura, non dalle scelte/imposizioni del progettista.
Realizzata grazie alla collaborazione interdisciplinare tra architetti, ingegneri, specialisti nella produzione digitale, artisti e matematici, ‘Incidental space‘, che a più di qualcuno ricorda una sorta di rappresentazione tridimensionale di una nube di dati e informazioni tipicamente virtuale, ci ricorda che siamo noi, con le nostre azioni, a dare il vero significato alle architetture che ci circondano. Siamo noi, con i nostri linguaggi e con le nostre decodificazioni grammaticali a renderle utili, a dargli valore perché in grado di supportarci nella nostra quotidianità.

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