Cellophane

#12 Daido Moriyama in Color. Incontri senza filtri di un cacciatore libero

Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist

I fotografi, diversamente dai figli, ammettono preferenze e concessioni non ragionate.
Daido Moriyama? non ne parliamo. Oltre a farmi sentire di parte, gliele faccio passare tutte. Perdo autorevolezza di fronte a quel mondo provocatoriamente esaltato e a quel modo famelico di agguantarlo.

Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist

Un numero indicibile di scatti, per anni, per una vita, rubati affogando la sonda viva del suo sguardo nel flusso vertiginoso delle contraddizioni umane, interrogando segni, sogni, umori, dolori sulla scia di uno spirito erratico che lo ha reso straordinariamente libero.

Una vita turbolenta passata ad assecondare prima i cambi di residenza a causa del lavoro del padre, poi quelli di testata nel ruolo tuttavia definitivo con cui viene consacrato nel 1967 dalla Japan Photo-Critics Association.

Di Daido Moriyama (Osaka, 1938) è nota per lo più la produzione in bianco e nero, quella dalle esposizioni improbabili che trattengono ombre grumose e chiarori accecanti, quella che più blurred non si può, quella in cui mondo interiore e trasformazione urbana si avvitano nello stesso mulinello di confidenze e conoscenze.

Daido Moriyama
Daido Moriyama, color 1970s, Courtesy Galleria Carla Sozzani, Milano

Solo negli ultimi anni Moriyama ha cominciato a rivalutare il colore, rimettendo mano al suo vastissimo archivio e a pubblicare fotografie inedite, riferite soprattutto agli anni Settanta.
Il colore rappresenta paradossalmente il ‘non filtro’ e a differenza del bianco e nero “è gentile, riguardoso come io mi pongo nei confronti del mondo”, asserisce lui stesso rivelandoci una pausa dalla tecnica impetuosa are bure boke (generatrice di immagini graffiate, mosse e sgranate), e un ritmo che rallenta nella malinconia.
M-A-10

Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist

Sia chiaro, i temi non cambiano. Semplicemente il colore li ingentilisce senza negarsi a tonalità pop e acide, come tipico in quegli anni, e a sovraesposizioni già notoriamente estreme.

Torna quindi anche la strada, quasi come una caleidoscopica e incontrollata risposta visiva alla penna di Kerouac (che lo entusiasma), auscultata negli strati di un realismo postbellico che eccede nel licenzioso, che si contamina di importazioni made in U.S.A. ed echi beat. Da una parte automobili, moto di grossa cilindrata, vetrine, insegne di sale di pachinko o night club come segni di ribellione all’habitus giapponese che rinviano all’evoluzione di modelli culturali, e dall’altra un’umanità autentica che seduce spesso svestita schiudendo labbra sensuali e spalancando camere da letto.

E tra le centinaia di scatti, nessuno è sbagliato. Esattamente come la scrittura giapponese, che appare irreversibile e delicata, paradossalmente “incisione” e “scivolamento”, ed esclude volutamente la gomma dalla cancelleria. (E questo ce lo dice Roland Barthes ne L’Impero dei Segni).

Chi si fosse perso Daido Moriyama in Color alla Galleria Sozzani di Milano, a partire dal 6 marzo avrà l’occasione di rimediare con un corpo a corpo al Foro Boario di Modena, dove la Fondazione Fotografia riproporrà lo stesso percorso (sempre a cura di Filippo Maggia) con una selezione di 130 fotografie, realizzate tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta. Imperdibile.

http://www.moriyamadaido.com/english/

Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist
Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist
Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist
Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist
Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist
Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist
Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist
Daido Moriyama
Daido Moriyama. Untitled, 1970s Courtesy of the artist
Cellophane | a cura di Antonella Mazzola

Cellophane | a cura di Antonella Mazzola

Una rubrica fotografica che conserva geografie urbane e sociali, tempi e pose, con l’impegno mensile di riportare l’eco (e talvolta l’umore) del loro essere-al-mondo.
antonella.mazzola@designcontext.net

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