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#10 Urban Village: un paese ci vuole

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“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli…” scriveva Pavese ne La luna e i falò, ripensando ai villaggi piemontesi in cui era cresciuto. Di certo non aveva torto.
Urban Village, un progetto di ricerca del MIT Senseable City Lab, si propone di studiare come cambiano le interazioni tra le persone in centri urbani di varia dimensione, dal piccolo villaggio alla grande città. L’idea è di usare i dati delle reti di comunicazione per analizzare le dinamiche sociali in diversi ambienti urbani, permettendo magari in futuro di sviluppare nuovi strumenti di progettazione.
Già sapevamo – grazie alle ricerche di Geoffrey West e del suo gruppo di ricerca al Santa Fe Institute – che una grande città offre maggiori possibilità di interazione, un maggior numero di servizi, stipendi più alti. Ad esempio, quando una città raddoppia, ogni misura dell’attività economica aumenta di circa il 15% pro capite. Queste una delle ragioni per cui le persone si spostano e vengono attratte dalle metropoli. Tuttavia, le analisi condotte in Portogallo tracciando in modo anonimo le telefonate degli abitanti di Lisbona e di cittadine e paesi progressivamente più piccoli rivelano un risultato sorprendente. Se nelle grandi città le reti sociali si modificano, non cambia il cosiddetto “clustering coefficient”, che misura la struttura della cerchia di amici che creiamo intorno a noi. Anche a New York, Londra o Singapore, ognuno crea attorno a sé il suo villaggio, insomma: una comunità ristretta “che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

SmartPost | le idee di oggi per le città di domani | a cura di Carlo Ratti Associati

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