impermanence

#055 A Design Miami/Basel con Design at Large

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Compatto, leggero, efficiente (dal punto di vista dello spazio e della costruzione). E magari anche modulare. Cambia la scala, la forma o la funzione ma il succo della edizione 2015 di Design at Large di Design Miami/Basel, curata questo secondo anno da Andrè Balazs, è quello. Certo la funzione di queste strutture prefabbricate e nomadi può fare la differenza.

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Ad esempio il riparo Maidan (2014), dello studio svizzero Bureau A, è composto da repliche degli scudi di protezione utilizzati dalle Forze Speciali ucraine in Maidan Square nella rivoluzione del 2014: elementi di alluminio curvato di 3 mm di spessore uniti da semplici giunti in legno. Maidan può essere montato estemporaneamente in ripari singoli o per interi ‘accampamenti’. http://www.a-bureau.com/MAIDAN.html

 

 

Oppure la casa smontabile per rifugiati (2014) nata da un progetto di IKEA Foundation, Better Shelter e UNHCR.

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Le strutture sono impacchettabili, modulari, realizzate in plastica riciclata e un leggero scheletro di alluminio. Hanno pannelli solari incorporati per la produzione di energia elettrica e possono essere montate in 4 ore senza particolari specializzazioni. La durata media della casa è di 3 anni e si adatta a diversi climi e culture, una soluzione migliore delle solite tende usate nei campi profughi.
www.bettershelter.org.

Dalla plastica al cartone con la Paper Tea House (2006) di Shigeru Ban Architects Europe, presentata da Nilufar Gallery. Di ben altra natura, è la casa effimera della fantasia e della cerimonia, dell’essenzialità e dell’incompletezza. Costruita con tubi quadrati in carta riciclata e cartoni a nido d’ape e disegnata per interni, essa include un tavolo, quattro sgabelli, un ingresso con veranda e panca.

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Alle spalle della Casa da Tè, nella Event Hall della fiera di Basilea, la Flower House (2015) di Edouard François, presentata dalla Galerie Philippe Gravier. Di maggiori dimensioni e di altra matericità questa casa nomade è un padiglione piuttosto monolitico di 400 metri quadrati personalizzabile nelle finiture esterne. In mostra la versione dorata.

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Non proprio un’abitazione, The Original Dwelling di Atelier Van Lieshout, presentata da Carpenters Workshop Gallery, è in realtà un’opera d’arte a metà fra architettura e scultura: una caverna scolpita da una roccia. Lunga 10 metri per 7 di larghezza questa ‘casa primitiva’ ospita lo spazio per dormire, giocare, riposarsi e vestirsi ed è arredata con elementi dalle linee geometriche che contrastano con la forma organica dell’insieme.

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Un’opera mirata all’efficienza la stazione di rifornimento modulare e prodotta in serie commissionata nel 1969 dalla Total a Jean Prouvé, riprodotta qui dalla Galerie Patrick Seguin. La struttura radiale con un diametro di 8 metri si sviluppa attorno a un cilindro centrale ed è sostenuta da colonne perimetrali alte 3 metri, e chiusa da una facciata composta da 13 pannelli di poliestere o vetro. Con uno o due piani, il progetto mirava in particolare a un processo costruttivo rapido e seriale.

Come nel caso del processo di produzione della Volkswagen T2 (1967-1969), vera icona della controcultura degli anni ’60 ed esempio perfetto di modularità ed efficienza industriale con un telaio prefabbricato. Uno dei veicoli più versatili mai costruiti, è stata la prima vettura di produzione di massa del dopoguerra che consentisse un trasporti di merci e persone accessibili, affidabile e anche comodo nelle sue molte versioni: camper (nella mostra il modello T2 Camper Westfalia SO 76)), piccolo veicolo commerciale, addirittura ambulanza.

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impermanence

Impermanence | a cura di Alessandra Bergamini

Tutto quanto fa temporaneo. Una rubrica (finora regolare) sul progetto del transitorio, e perché no dell’effimero, del fugace. Che quasi sempre però porta con sè sintesi e intensità, di significati e di effetti. Gradite sono segnalazioni o notizie a alessandra.bergamini@designcontext.net

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