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#05 Creiamo un falso d’autore

Il titolo del corso Creiamo un falso d’Autore Tam Tam, curato da Franco Migliaccio, potrebbe rivelarsi fuorviante in quanto non è esso volto a nessun intento ri-copiativo di opere preesistenti di autori celebri, ma è mosso dalla precisa volontà di gettare uno sguardo profondo nella poetica e nelle modalità espressive dell’artista da ‘falsificare’. Gli allievi devono conoscere l’autore tanto profondamente da riuscire a fare opere nuove, inedite, nella stessa maniera dell’autore di riferimento, per averne seguito le vie espressive e per avere tentato i medesimi percorsi all’interno di quell’area di ricerca da lui precedentemente frequentata. Noi ripercorreremo gli intenti, ritenteremo gli esiti tecnici, ci prefiguriamo persino il passo successivo, quello che il nostro artista avrebbe fatto se fosse ancora in vita o in attività.

Così le ‘forchette’ e i ‘pettini’ di Giuseppe Capogrossi si digitalizzano nelle esperienze eclettiche del sottoscritto, i cretti di Alberto Burri rinascono a nuova vita con l’esperienza da ceramista di Emanuele Napoli, i ritratti di Lucien Freud riprendono a respirare negli olii e negli acquerelli di Franco Contini, Lucio Fontana si prodiga in nuovi assemblaggi materici e in nuove esperienza spazialiste con Osvaldo Masserini.

Persino Sonia Terk Delaunay ha ripreso il filo interrotto dei suoi lavori destinati alle arti applicate nei teli colorati e neo-cubofuturiste di Iris D’Altobrando Wiesberg, mentre Franz Kline ci abbraccia con la sua larga e perentoria gestualità delegata alle mani salde e sicure di Elettra Gorni. L’asociale Chaim Soutine sbraita ancora contro il mondo nelle opere contorte e vibranti di Franco Tosi.

C’è persino chi è rimasto imbrigliato in questo percorso, senza trovare al momento una via d’uscita. È il caso di Bruno Miranda che, messosi a studiare Jackson Pollock, si è accorto dell’influenza su questi di Joan Mirò. Miranda sta producendo delle opere che stanno ancora in quel limbo che non è rappresentato né dal maestro e nemmeno dall’illustre discepolo.

In pratica ci si appropria, ci si impossessa (anima e corpo) di un artista o designer esistente. Nella scelta già si capisce che ci possono essere delle affinità. Se ne studia il percorso, la vita, i segni, le opere lentamente. Si diventa l’altro e un attimo dopo se ne continua il ‘suo’ lavoro. Si tratta di una terribile ‘espropriazione’; usando gli stessi segni dell’altro, le stesse modalità, gli stessi stilemi si ottengono gli stessi strumenti per (osare) fare il passo successivo. L’uni-verso diventa di-verso. L’uno diventa l’altro. Si dice che tutti abbiano un se stesso rovesciato rispetto alla nostra natura e che sia sperduto in qualche angolo del pianeta. Nel lento procedere delle due entità ci potranno essere similitudini o diseguaglianze ma solo più tardi, il tempo utopico potrà dare senso a queste scelte. Ci sarà sicuramente il progetto plurimo che sostituisce alla unicità d’un io pensante una molteplicità di soggetti, di voci, di sguardi sul mondo. Alla fine, questa idea complessiva di infiniti ‘universi’ contemporanei in cui tutte le possibilità vengono realizzate in tutte le combinazioni possibili sarà il vero risultato.

Tanti nuovi autori stanno però per arrivare alla ripresa del corso, prevista per la fine di settembre, dopo la lunga pausa estiva: Egon Schiele, Paul Gauguin, Marc Chagall, Edward Hopper e tanti altri. Ne vedremo delle belle! Ne combineremo di tutti i colori!

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Burri

Capogrossi

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Delaunay

Fontana

Franz Kline

Lucien Freud

Pollock

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