Design Balneare

L’Isola delle Rose – parte prima

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La “piattaforma” rappresenta uno dei capisaldi nella tradizione delle stazioni balneari, luogo di intimo e distaccato contatto tra l’uomo e la natura.
Negli anni 60 l’idea di una espansione urbana indefinita genera al largo di Rimini il primo tentativo di “urbanizzazione” del mare, attraverso un’operazione di cui la cosiddetta “Isola delle Rose” rappresentava la prima avanguardia speculativa.
Ideata dall’Ingegnere Giorgio Rosa, l’isola artificiale si collocò a quasi 12 chilometri dalla costa e ad alcune centinaia di metri dalle acque territoriali italiane. I lavori di Giorgio Rosa non passarono naturalmente inosservati e verso la fine del 1966 la Capitaneria di Porto di Rimini chiese che i lavori fossero fermati, ma Rosa riuscì comunque a proseguire l’opera di costruzione e nell’estate del 1967 aprì al pubblico la sua isola. La piattaforma aveva una superficie di circa 400 metri quadrati, era una sorta di grande palafitta e Rosa dispose l’avvio della costruzione di un secondo piano, per raddoppiare lo spazio a disposizione.
Il primo maggio del 1968 Giorgio Rosa dichiarò unilateralmente l’indipendenza della sua isola artificiale, nominandosi presidente. Chiamò la nuova micro nazione “Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose” (“Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj”) e la dotò di una lingua ufficiale (esperanto), di un governo e di una propria valuta. Il mese seguente tenne una conferenza stampa per comunicare al mondo la costituzione del nuovo stato.
La cosa non venne ben accolta dalle autorità italiane, anche perché nacquero diversi sospetti sulla possibilità che la trovata di Rosa fosse uno stratagemma per non pagare le tasse sui ricavi ottenuti grazie all’arrivo di numerosi turisti e curiosi.

Vedi anche: L’ISOLA DELLE ROSE – PARTE SECONDA

Roberto Semprini
Design Balneare, ovvero la Cultura della balneazione dalle sue origini ai possibili futuri scenari.
Un racconto che coinvolge molteplici aspetti del progetto: il tempo libero, il design del prodotto, la moda, l’arredo urbano, le microarchitetture, gli stabilimenti balneari d’avanguardia, fino agli interventi urbanistici e architettonici del waterfront delle città.

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