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#02 Travolti dallo storytelling

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Perché per promuovere un gelato o un divano le aziende parlano della vita dei propri dipendenti o cercano di emozionarci con gattini abbandonati e mamme in attesa?
Colpa dello storytelling (o meglio dell’abuso dello stesso). Ciclicamente si riscopre la parola storytelling e la si ripropone come una novità. Ma lo storytelling è sempre esistito, i racconti sono sempre esistiti. Da sempre esiste in modo informale, oggi è diventato una disciplina indispensabile per chiunque voglia comunicare a un pubblico.

Caso esemplare è stato in Italia Carosello, erano gli anni ’60, con Calimero, la Carmencita, la Linea, per citarne alcuni, e la famiglia degli Incontentabili alla quale seguirà molti anni dopo la famiglia perfetta del Mulino Bianco. Oggi per dirla in modo trendy lo storytelling è diventato un nuovo paradigma comunicazionale. Nuovi insegnamenti e nuove professioni dallo storytelling management ai dirigenti narratori.

Un‘azienda o un professionista per essere scelto deve instaurare una relazione con il proprio pubblico: non lo si può solo informare, lo si deve coinvolgere attivamente. Verissimo ma…

Lo scopo dello storytelling nel marketing è creare un universo narrativo in cui coinvolgere il cliente attraverso una storia credibile, una storia che invita a seguire e amare la marca. Implica un impegno preciso da parte di chi lo applica. Non si può raccontare una storia qualsiasi, emozionare e poi scomparire. Il racconto costringe a tener fede a una promessa, altrimenti il pubblico si disinnamora e si allontana. Lo storytelling chiama in causa il pubblico, lo coinvolge, lo emoziona, lo ‘ingaggia’, non introduce semplicemente una narrazione a un prodotto.

Eppure spesso ci troviamo ad assistere a storie emozionanti ma che non hanno nulla a che fare con il brand o con il prodotto… Molte aziende raccontano storie senza centrare la storia. Raccontano storie ma di altri.
Fare storytelling non significa puntare solo sulle emozioni.
Chi promuove aziende, prodotti, servizi dovrebbe ricordarsene.
L’obiettivo di un’azienda non può essere il solo piacere della narrazione.
Per emozionarmi vado al cinema, ascolto musica, leggo un libro, non guardo uno spot o un sito aziendale!
Dobbiamo calibrare emozione e ragione. In marketing una buona storia dovrebbe ricondurre all’obiettivo, creare attesa, individuare un bisogno e terminare con la possibilità di soddisfarlo. Il tutto emozionando.

La bella notizia è che tutti abbiamo una storia da raccontare. Dobbiamo trovare la nostra, non inventarne una.
La nascita di un’idea, di una storia aziendale, di un prodotto, di un’edificio. Non lasciamoci tentare da storie di facili emozioni come saghe familiari di artigiani dediti da decenni alla realizzazione dello stesso divano…
Cerchiamo e raccontiamo la nostra storia quella che ci rende unici e distintivi, quella per cui farci seguire e amare. E nel caso vendessimo qualcosa… Sì, farci anche scegliere.


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M+ARK – Il marketing visto da un architetto

Una rubrica di marketing per parlare delle dinamiche fra aziende, territorio, persone.
Creating a better world through marketing. P. Kotler.
www.lauracredidio.com

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