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#01 Abito da lavoro


Guda KosterGuda Koster

branziDisegno di Andrea Branzi

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Charles_Freges_1 Abito agricolo per difendersi dagli animali (foto di Charles Freges)

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Mella Jaarsma

frederique_morrelFrederique Morrel

Un tempo l’abito faceva il monaco, il metalmeccanico, l’avvocato…
Un tempo l’abito era la rappresentazione immediata del ruolo che occupavamo nel mondo e dell’immagine che il ruolo trasmetteva.
Originariamente però l’abito è stato altro.
Quando – dopo l’episodio della mela – l’uomo fu gettato nel mondo, Dio “fa all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li veste”. Consegnando l’uomo a un mondo ostile, Dio con il suo gesto dice: “Vai, ma ricorda che sei solo un uomo e che hai bisogno di una protezione perché sei limitato”.
L’abito originario nasce quindi da un gesto d’amore che da un lato protegge e dall’altro segna la nostra condizione. Con la definizione delle scale di potere, però, questi due sensi sono stati stravolti e da segno della nostra fragilità l’abito si è trasformato soprattutto in funzione e segno sociale.
Il contemporaneo emergere dell’individualità ne ha però ancora una volta mutato il senso e l’abito diventa soprattutto l’espressione del proprio sé. Diventa travestimento e forma dei nostri pensieri.
Se prima era l’immagine che il mondo ci attribuiva oggi è l’immagine di ciò che noi vogliamo essere nel mondo.
L’abito di chi fa il pane, del falegname, del sarto, del raccoglitore d’uva, di chi lavora al computer, di chi fa i gioielli, di chi lavora in magazzino, di chi fa le pulizie, del lettore, dello scrivano, del disegnatore, del viaggiatore, del sognatore, di chi svuota il mare con il cucchiaio, del distruttore di mail, del nostalgico, del monaco titubante, di chi si perde in città, del macchinista di farfalle, del curatore dei sani, del cercatore di aghi nel pagliaio, del frettoloso, dell’innamorato, del naufrago, dello studioso di capelli, del fumatore di pipa, dell’astronauta di campagna, dello spegnitore di candele, del telefonista muto, del lettore di biglietti del tram, del suonatore di giaggioli, del litigante, del….
Non tutti questi abiti sono stati presentati alla mostra della Triennale ma costituiscono la ricerca fatta dal gruppo di lavoro di Tam Tam.

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